in Valgrande
La Val Piana...
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 Lungo la cresta dei Corni di Nibbio, dal Passo del Tita scende verso il Rio Valgrande la Val Piana; ampia e con numerosi canali nella parte alta, più in basso si restringe diventando un incassato canale che raggiunge il Rio Valgrande di fronte all'ingresso della Val Cavrì.

 Forse uno dei toponimi meno corrispondenti alla realtà... trovare dei luoghi pianeggianti in Val Piana non è facile... l'avevo risalita una prima volta diversi anni fa partendo dal sentiero per l'Arca, il canale si può percorrere solo per alcuni tratti, altrimenti bisogna procedere lungo i ripidi fianchi (avevo pernottato poco sopra ai 1000 m. di quota e non era stato facile trovare un luogo pianeggiante per bivaccare...); risalendo, la valle si apre a ventaglio, e la via migliore per uscire è quella di risalire sulla sinistra alla cresta sopra ai prati di Rodugno.

 In questa occasione, un giro di tre giorni ha permesso di coniugare i due aspetti maggiormente interessanti (personalmente parlando), che riguardano la Valgrande, uno è la ricerca delle tracce rimaste dei vecchi sentieri, o comunque della passata presenza ed attività umana nella valle, l'altro è la famosa "wilderness" che in questa zona si presenta sotto il suo aspetto più severo e maestoso...

 

 Le cartine topografiche non riportano sentieri in Val Piana, con la sola eccezione della cartina IGM del 1914 (edizione riveduta di quella del 1884), che riporta un sentiero che parte dal costone sud della valle, poco prima del tratto dove il sentiero che costeggia il Rio Valgrande traversa il Rio di Valpiana (chiamato Rio Volpiana su questa mappa...), e naturalmente bisognava andare a verificare...

 




  - Il percorso : (Avvertenze...) - Percorso impegnativo.
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 In questa occasione, il punto di partenza è stato raggiunto seguendo il percorso più "comodo" e veloce, da Ompio a Corte Buè e ad Orfalecchio scendendo prima in Val Foiera, e poi lungo il sentiero per l'Arca fino alla dorsale boscosa sulla sinistra poco prima di raggiungere il Rio di Val Piana.

 

 

 Si sale ripidamente nel bosco seguendo il percorso più logico che continua poi traversando sul fianco della valle tenendosi al di sotto dei tratti rocciosi della cresta soprastante; si trova una traccia di passaggio di animali che probabilmente era anche in parte il percorso del vecchio sentiero, ma non si sono trovati segni certi della sua presenza, però si passa presso una piccola balma [foto 3] dove si vedono i resti di un piccolo muretto indubbiamente costruito dall'uomo.

 Si continua la salita in diagonale passando da un paio di poggi panoramici a picco sulla valle, e poi, sempre seguendo il percorso migliore, si sale sulla sinistra verso la cresta raggiungendola presso una cima dove si trova una grosso ometto [foro 9].

 Si prosegue lungo la cresta verso la quota 1354 m. e alla bocchetta successiva (qui, una breve "esplorazione" scendendo sul versante Val Piana, si conclude con la decisione di scendere in questo punto il giorno seguente).

 In questa zona si trovano alcuni ometti che indicano il percorso verso l'Alpe Rodugno, comunque bisogna traversare sulla sinistra tenendosi all'incirca alla quota dell' alpe (1319 m.) che si raggiunge traversando nel bosco; in questa occasione entrambi i piccoli canali ai lati dell'Alpe Rodugno, presentavano ancora una buona quantità di acqua dopo le abbondanti precipitazioni dei giorni precedenti.

 La mattina successiva si ritorna alla cresta ed alla bocchetta da dove si inizia la discesa in Val Piana, si scende prima in diagonale sulla sinistra cercando i passaggi migliori ed eventuali tracce di animali, più in basso la piacevole sorpresa di ritrovare i segni di un sentiero dimenticato [foto 20, 21 e 22], è sempre molto bello scoprire queste tracce del passato, specialmente in ambienti impegnativi come questo dove non ci si aspetterebbe la presenza di un sentiero...

 Giunti sul fondo della valle, che in questa occasione si presentava molto "bagnata", cosa che ha reso più insidioso il procedere, si può salire il versante opposto direttamente nel bosco oppure si risale per un tratto sulla destra idrografica del canale per poi traversare a destra dove si congiunge un canale secondario [foto 26], si risale un versante boscoso per poi traversare ancora a destra lungo la fascia boscosa che caratterizza questo versante.

 Si continua a traversare sotto le rocce fino a trovare un punto favorevole per risalire alla cresta che si raggiunge nei pressi della quota 1226 m. e qui inizia ad aprirsi il panorama in particolare verso il versante della Val Balm Bert, che man mano che si risale la cresta diventa sempre più maestoso ed impressionante... (le immagini e le parole, non possono comunicare pienamente le sensazioni che si provano visitando questi ambienti...).

 La cresta si può risalire sul filo o aggirando gli spuntoni più affilati prevalentemente sul versante della Val Balm Bert su cenge erbose a picco sui precipizi sottostanti, in questa occasione rese più insidiose dalla notevole umidità presente nelle zone esposte a nord...

 Su questo versante non ho trovato tracce di vecchi sentieri, però vicino alla cresta un inequivocabile segno di taglio col falcetto risalente a diverse decine di anni fa, segno del probabile passaggio di qualche cacciatore nei tempi passati...

 Si può proseguire lungo la cresta fin verso i 1500 m. cresta che poi scende a una bocchetta che però non è raggiungibile per la presenza di un salto di roccia, la bocchetta è raggiunta anche da un largo canale boscoso che sale dalla Val Piana che bisogna raggiungere se si vuole proseguire, ma fortunatamente sul versante della Val Piana si trova un canalino che scende sul fianco est di un caratteristico torrione [foto 50 e 51], si scende fino a quando si trova la possibilità di traversare per raggiungere il largo e facile canale boscoso visto dall'alto, lo si risale ma senza raggiungere la cresta (che anche più avanti non è praticabile), si traversa verso una bocchetta sulla sinistra che permette l'accesso all'importante canalone trasversale [foto 16] che però non si raggiunge, ma si risale rimanendo vicini alla base delle parete rocciosa sulla destra fino alla selletta a circa 1520 m. dove termina la bella e suggestiva cresta rocciosa, e dove, vista l'ora tarda, era opportuno bivaccare.

 Il pernottamento non è stato dei più "comodi", anche per la notevole umidità giunta nella seconda parte della notte, ma i disagi sono stati compensati dalla visione della volta stellata (si vedeva anche la scia luminosa della Via Lattea...), e dalla visita, prima dell'alba, di una coppia di pipistrelli che svolazzava poco distante...

 

 

 Per il ritorno, da questo luogo il percorso più logico è sempre la salita al Lesino (come già fatto in un giro precedente, vedi questa pagina), giunto sulla cima, questa volta la discesa si è svolta lungo il vecchio percorso che passa dalla valletta laterale della Valle di Nibbio (dove si trova la catena che permette di superare un passaggio esposto), descritta in salita in questa pagina.

 Anche in questa zona si notano gli effetti delle forti piogge cadute nei giorni precedenti... sul ripido pendio erboso sopra al boschetto che scende al canale, numerosi gli smottamenti che hanno scoperto il terreno roccioso sottostante rendendo il percorso ancora più insidioso del solito...


 

 Immagini del 17/18/19 ottobre 2014.
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 Foto e testi © www.in-valgrande.it (E-mail)
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alta Val Balm Bert e Lesino...
la parete ovest del Lesino...