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Valle di Nibbio - Valfredda...
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la Valle di Nibbio vista salendo alla Bocchetta di Valfredda...

  Al pari della Val Cavrì, Anche la Valfredda (Valle di Nibbio sul versante Ossolano), è  uno dei luoghi "leggendari" della Valgrande (qui ha vissuto all'inizio del secolo scorso  Angela  Borghini, la Vègia dul balm ...).

 Transitando sul fondovalle ossolano e guardando il canale, appare poco invitante, come tutta la catena dei Corni di  Nibbio,  ma entrando nella valle, già dopo pochi metri sembra proprio di essere in un altro mondo... Un ambiente affascinante nonostante le anguste dimensioni (in realtà più che una valle è uno stretto canale), una zona dove il pericolo di frane e caduta sassi è sempre presente...

 "NOTA: Nel mese di aprile 2005 una grossa frana, (sul versante Ossolano, tra i 600 e i 900 metri di quota), ha modificato radicalmente l'ambiente della Valle di Nibbio. Per ripercorre questo tratto senza correre rischi eccessivi, bisognerà attendere che la frana si stabilizzi, e questo potrebbe richiedere tempi lunghi... (Vedi QUI).


  Alla Bocchetta di Valfredda (dove si trovano ancora i resti del basamento della teleferica  che portava il legname a valle), ci si affaccia sul versante Valgrandino, qui i sentieri sono praticamente scomparsi, e si può percorrere  il canale dove scorre il torrente solo per alcuni brevi tratti, ci possono essere difficoltà di orientamento e incontrare passaggi impegnativi e pericolosi...

 Dalla Bocchetta di Valfredda 1697 m. si raggiunge il solco del torrente a valle del salto sottostante scendendo a destra, e passate alcune colate di sassi, superare un canalino e scendere nel bosco a fianco del canale, che si raggiunge poi più in basso percorrendolo (ripido), fin sul fondo; oppure dalla Bocchetta si può anche scendere sul lato opposto tra gli ontanelli, raggiungendo il canale che scende dal Proman proprio di fronte al canalino precedente.

 Si segue il torrente per un tratto poi si passa sul versante sinistro orografico, nel bosco, scendendo sulla dorsale che separa il solco della Valfredda dal canale che scende dal Proman; la dorsale non è percorribile fino alla fine, poco prima del salto terminale, sulla sinistra si trova una cengia erbosa che permette di raggiungere il fondo che si segue per un tratto per poi arrivare ad un ultimo canalino laterale (sulla sinistra), dove si trova una cengia ascendente che in breve, raggiunge in leggera salita la Stazione della teleferica.

 La Stazione si può raggiungere anche dall'Alpe Serena seguendo un sentiero ancora in discreto stato (questo è il percorso meno difficoltoso...); a valle dell'alpeggio si scende e si attraversa il torrente, tra grossi massi si individua la traccia che poi traversa a mezza costa il versante nord-est dei contrafforti del Proman; il percorso presenta un tratto su roccia e piccole cenge erbose che richiedono molta attenzione, specialmente in caso di terreno bagnato (un tempo erano presenti delle pontegge che facilitavano il transito sui tratti esposti). Il sentiero raggiunge la Bocchetta del Bosco, bel punto panoramico, poi traversando a sinistra, si raggiunge la lieve traccia di sentiero che scende a tornanti verso la Stazione.

 Dalla Stazione si scende lungo la dorsale, poggiando poi a sinistra su terreno molto ripido, si raggiunge il fondo del canale che si segue in gran parte sul versante sinistro orografico, arrivando alla bella cascata dove dove i due canali terminale della Valfredda si riuniscono. Dopo un ultimo tratto tra i grossi massi del torrente si esce, poco prima del termine, sulla destra arrivando al Lancone di Valfredda.


la Cascata della Valfredda...

 
 Alcune foto della "Stazione" della teleferica in Valfredda (sul versante della Valgrande),
in questa pagina.

Cascata in Valfredda
(Clicca sulla miniatura per vedere l'immagine ingrandita)

(Immagini della Valle di Nibbio antecedenti la frana del 2005)

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 Foto e testi © www.in-valgrande.it (E-mail)



 
i sentieri per la Valle di Nibbio...


  Vecchi sentieri...

 Nonostante le "asprezze" e le scomodità della zona, un tempo erano diversi i percorsi per accedere alla Valle di Nibbio, questo dovuto anche alla vicinanza con i paesi del fondovalle ossolano (Cuzzago, Nibbio), un paio di questi sentieri sono ancora segnati sulle vecchio cartine e paradossalmente proprio i sentieri segnati sono diventati col tempo più impegnativi e pericolosi da percorrere venendo meno i manufatti e le opere realizzate per "addomesticare" i percorsi e renderli agibili in relativa sicurezza (pontegge, ecc...).

 


 Un bell'esempio di una di queste realizzazioni che permettevano di superare passaggi altrimenti impossibili, si può ancora ammirare all'inizio del primo sentiero (segnato sulla cartina IGM e sulla cartina Svizzera del 1963), quello che dal versante sud-ovest del Sasso Grande (dove passa uno dei due percorsi che da Nibbio salgono appunto al Sasso Grande, quello da sud-ovest, vedi questa pagina), traversa sul fianco della montagna.

 Si raggiunge il pendio boscoso che poi sale verso la selletta vicino alla quota 822 m. dove giunge anche il sentiero che sale dall'altro versante, qui invece si scende poggiando sulla sinistra lungo il ripido pendio seguendo una traccia che poi traversa ancora sulla sinistra per scendere ancora e portarsi vicino ad una paretina verticale dove si vede come un tempo riuscivano a superare questi ostacoli...

 Un muretto di sassi che sostiene un tronco orizzontale che, non avendo possibilità di appoggiare l'altra estremità sulla successiva cengia, viene supportato da altri tronchi messi in verticale, poi veniva fissato un cordino metallico che serviva più che altro per l'equilibrio; in seguito i cacciatori e i primi escursionisti mettevano al posto del cavo metallico una corda (il cavo metallico è ancora in loco, anche se non più utilizzabile, anzi è pericoloso perchè può essere di intralcio mentre si percorre la cengia...).

 Questo sentiero proseguiva traversando l'impervio versante (per poi congiungersi con quello superiore che partiva dal Sasso Grande), attualmente il suo percorso è ormai sconsigliabile anche per il fatto che alcuni anni or sono è caduta una frana su questo percorso [foto 1 e foto da 7 a 10] che lo ha reso un pò troppo rischioso... (nell'ultima visita, raggiunta la frana, sono risalito lungo un costone che sale verso il versante sud del Sasso Grande raggiungendo il sentiero superiore).

   Aggiornamento :

 Ritornato in zona per una visita alla zona de ul Frà (vedi questa pagina), risalendo la dorsale sopra il pinnacolo roccioso si trovano le tracce di un vecchio sentiero che giunge nella zona della frana sopra menzionata, un'altro sentierino secondario non segnato sulle cartine...

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 Il sentiero del Sasso Grande :


 Il percorso che traversa dai ruderi del Sasso Grande era forse il sentiero principale seguito per entrare nella Valle di Nibbio, su alcuni passaggi esposti erano state messe delle pontegge per facilitare il passaggio (lo si intuisce anche da alcuni caratteristici fori nella roccia), su alcune piodate si vedono le tacche per poggiare i piedi, ora però scomparsi questi supporti il percorso rimane sempre delicato e richiede attenzione (da evitare col terreno bagnato o gelato), in verità lo stato di questo sentiero è rimasto quasi inalterato da quando ho iniziato a percorrerlo (seguito veramente numerose volte durante questi anni, lo preferisco rispetto alla risalita del vallone da Nibbio).

 Naturalmente, come per tutte le zone di questo versante, la stagione migliore per visitarle va dal tardo autunno alla primavera (se la presenza eventuale della neve e del gelo lo permette...), andandoci in estate (vedi le foto presentate), il percorso diventa meno visibile per la presenza dell'erba e della vegetazione in generale; la differenza di visibilità si può vedere bene dalle immagini del sentiero del Mot Gianin (vedi più in basso nella pagina), le prima raccolte in estate, le altre alla fine dell'inverno...


 La traccia è spesso visibile, e ci sono segni di taglio col falcetto che indicano il percorso, si incontra un primo passaggio su una cengia [foto 3 e 4] subito dopo aver superato un albero caduto, qui si trova una corda che può essere di aiuto, si trovano i resti di un piccolo ricovero (in verità è rimasto poco più che un muretto...), poi si trova un albero che sale a forma d i S aggrappato alla roccia [foto 10], sempre bello vederlo...

 Proseguendo con qualche saliscendi si supera una placca inclinata dove si vedono le tacche fatte per poggiare i piedi (qui occorre attenzione se bagnata), si raggiunge un altro passaggio esposto, un traverso su roccia ed erba [foto 16, 17 e 18] che porta a superare un canalino, e infine si arriva nel canale vicino ad un caratteristico grosso masso [foto 23], qui si continua poi lungo il sentiero (ometti) che risale verso la Balma d'la Vegia.

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 Il sentiero del Mot Gianin :


 Naturalmente, oltre ai sentieri segnati sulle cartine, altri percorsi erano possibili, in particolare due di questi (che sono in parte senza sentiero), scendono dalla zona del Mot Gianin; sono percorsi più lunghi dove bisogna prima salire di quota e poi scendere, ma sono anche percorsi relativamente più sicuri perchè permettono di evitare i passaggi esposti presenti lungo i traversi dal Sasso Grande.

 Un primo percorso scende dalla dorsale posta sotto al salto roccioso del Mot Gianin, si scende senza sentiero nel bosco ripido cercando di evitare per quanto possibile le pietraie che sono molto scivolose... [foto 17 e 18], si prosegue poggiando sulla sinistra passando a fianco di una parete rocciosa, giunti su una dorsalina si continua sempre sulla sinistra fino a giungere ad incrociare il sentiero che arriva dal Sasso Grande, appena prima del traverso sulla roccia a picco sul canale [foto 22].


 Un percorso diretto tra la zona della Balma d'la Vegia e il Mot Gianin, inizia proprio a fianco della Balma, si traversa un primo canalino poco accentuato e poi si continua nel bosco cercando i segni di taglio dei rami e la labile traccia di sentiero; bisogna rimanere al di sotto delle balze rocciose presenti in zona [vedi foto 2], è importante trovare i tagli perchè si devono superare altri due canali in due punti obbligati.

 Aggiornamento : Attualmente il percorso è diventato più evidente per i nuovi tagli presenti, e non ci sono particolari difficoltà, salvo il ripido tratto finale che porta al rudere del Mot Gianin...


 Una traccia di sentiero, è comunque quasi sempre visibile, si supera il secondo canale [foto 4] poi il sentiero prosegue con qualche saliscendi per giungere a circa 1000 m. a traversare il terzo ed ultimo canale [foto 8, 9 e 10], questo è il passaggio chiave che permette di superare questo ostacolo (altrimenti difficoltoso), qui sul versante opposto si vede un gruppo di alberi di castagno [foto 8 e 10] che può fare da riferimento...

 Il sentiero risale nel bosco a tratti molto ripido (percorso da evitare col terreno gelato, specialmente in discesa), in seguito la traccia si perde e conviene tenersi sulla sinistra e salire su una dorsalina laterale (ma il percorso non è obbligato), per poi ritornare sulla destra nel bosco evitando così un tratto con alcune placche rocciose a volte umide. Si esce così sulla dorsale del Mot Gianin vicino ai ruderi dell'alpetto a ca. 1170 m.

 Su un masso vicino all'alpe è incisa la data del 1859, sul rudere si possono notare i segni di alcuni interventi di miglioria della piccola baita [foto 46], probabilmente eseguiti dall'ultimo alpigiano del Mot Gianin...


 Durante il giro fatto nel periodo "invernale" (illustrato dalle foto dalla n. 17 in avanti), sono salito invece fin sotto le pareti rocciose che incombono sulla zona soprastante la Balm d'la Vegia, per poi traversare verso il Mot Gianin stando il più vicino possibile alle pareti;, qui, fuori dal bosco, il panorama è migliore e sotto la roccia si ha una sensazione di "verticalità" guardando in alto verso i contrafforti del Pizz d'la Vugia, che è difficile trovare in altri luoghi...

 Però la traversata, rimanendo in altro, diventa difficile, il secondo canale si può superare scendendo per un tratto (molto bella questa zona), mentre per il terzo bisogna scendere parecchio lungo l'ultima dorsale per poter raggiungere il passaggio obbligato dove transita il sentiero (più in alto si potrebbe anche traversare, però usando la corda, e non è detto che poi si possa risalire il versante opposto...).


 Naturalmente per entrare nella Valle di Nibbio c'è anche il percorso del canale risalendolo dalll'inizio, dietro al paese di Nibbio, ma oltre alla presenza della frana, bisogna anche dire che negli ultimi anni la parte bassa è diventata disagevole da percorrere, per la crescita dei rovi che rendono il procedere abbastanza "scomodo"...

 

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