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Seriago e Bocchetta di Campo per la via dei peuràtt...
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 Ritorno (con Andrea), nella zona della Baita di Seriago, seguendo in salita un antico percorso lungo il quale i pastori di Cossogno e Rovegro conducevano le pecore verso questi pascoli (che erano a loro riservati), la via dei peuràtt...

 Oltre ai prati di Seriago i pastori e i loro animali andavano anche oltre la Bocchetta verso i pascoli dell'Alpe Campo; anche questi pascoli erano stato oggetto di contese tra i paesi di Malesco e Cossogno (contese che la targa posta all'inizio del percorso delle Strette del Casè nel 1982, le ricorda).

 La Baita di Seriago, di cui rimane solo un rudere, era un piccolo baitello costruito al riparo di uno sperone roccioso (era uno dei pochi luoghi su questo versante al sicuro dalle slavine), intorno, i caratteristici lavazz; la dorsale dove è posto l'alpetto poi prosegue scendendo dirupata verso la zona di Baldesaut, è la caratteristica crestina degli Sgalorbi (vedi questa pagina).

 L'ultimo alpigiano che caricò l'alpe fu Giacomo Bottini di Rovegro, che salì qui fino al 1938 con circa 150 pecore...

     - Il percorso : (Avvertenze...)

 Sulle cartine è ancora segnato il sentiero che da Baldesaut risale verso i prati di Seriago, ma ormai una traccia è visibile solo per brevi tratti, la vegetazione (in particolare l'erba presente sui ripidi versanti), ha cancellato il sentiero, ma sono presenti ometti, vecchi segni di vernice (questo nella parte bassa del percorso), e vecchi tagli col falcetto.

 Rispetto alla precedente visita (nel 2007, vedi questa pagina), le condizioni sono cambiate, da una parte sono ora presenti degli ometti che in alcuni tratti sono di aiuto per individuare il percorso, invece la lieve traccia che avevo trovato nella parte intermedia, ora non è più presente, nascosta dall'erba rigogliosa...

 Un giro come questo (contando anche il ritorno a Cicogna), è molto lungo, e andando (come in questa occasione), il 31 ottobre quando le ore di luce iniziano ad essere limitate, richiede una partenza mattutina di buon ora (ci siamo incamminati verso le 06:20), per poter tornare prima del buio utilizzando così tutte le ore di luce disponibili in questo periodo.

 Naturalmente non si deve sbagliare nulla, e comunque bisogna cercare di arrivare su un sentiero evidente finchè la visibilità è buona, poi si può anche usare la frontale se si fa tardi...

 Per rientrare a Cicogna dalla Bocchetta di Campo ci sono varie possibilità, ma in questa occasione, visto che alle 17.30 inizia a diventare buio, abbiamo scelta la via più veloce, e cioè il percorso delle Strette del Casè, prati di Ghina e Cavrua.


 


 Da Cicogna si segue la mulattiera per Pogallo (qui abbiamo incontrato i soliti camosci che pascolavano, come capitato in altre occasioni arrivando qui molto presto, ormai sono quasi addomesticati...), si prosegue poi lungo il sentiero per Baldesaut, e dopo i vari guadi (poco agevoli, non tanto per l'acqua alta, ma per il fatto che le rocce erano bagnate e scivolose...), si risale al bel poggio di Baldesaut di sopra 1070 m. dove si potevano ancora ammirare le belle tinte autunnali, che a quota più alte, sono ormai sostituite da colori più "invernali".

 Da Baldesaut di sopra, si sale nel bosco sopra le baite seguendo i tagli, e poi si segue il sentiero che scende al canale dove scorre il rio che scende dalla zona di Bocchetta di Campo, dopo un tratto iniziale sulla sponda sinistra idrografica, in seguito si percorre tra i massi il greto del torrente, poi lo si lascia per salire nel bosco (sempre sul versante sinistro idrografico, foto 10), dove si trovano degli ometti e una breve scalinata [foto 11] che è tutto quello che rimane del vecchio sentiero in questa zona.

 Proseguendo si trova un versante boscoso sulla destra (ometti), che si risale, qui si trovano anche vecchi segni di vernice rossa (che saranno presenti anche successivamente per un tratto), poggiando poi sulla sinistra si arriva su una dorsalina boscosa dove si trovano dei ruderi [foto 14, 15 e 16], e quella che a prima vista può sembrare un tratto di una mulattiera, ma che è in realtà un muro di sostegno, qui è possibile che passasse una teleferica per il legname; nelle vicinanze si trova il Balm dè Sculatt.

 Si continua salendo sulla dorsale per alcune decine di metri, poi si traversa sulla sinistra un piccolo canalino portandosi sulla successiva dorsale (più ripida), che si risale, poggiando poi sulla sinistra il bosco si dirada e si continua tra l'erba portandosi vicino al successivo canalino che si traversa sopra un masso piatto [foto 21], qui si trovano dei tagli; si risale sulla destra il successivo pendio e ci si porta vicino ad una parete rocciosa, alla sua sinistra si risale su erba (ripido), più in alto si ritrova una lieve traccia che proviene da un colletto sulla destra.

 In verità il sentiero originale in questo tratto probabilmente seguiva un altro percorso, nel 2007 avevo raggiunto il colletto (ometto, che è tuttora presente), poi ero sceso sulla sinistra lungo un pendio ripido e franoso raggiungendo la dorsale posta prima del canalino col masso piatto; attualmente è preferibile il percorso che aggira dal basso il colletto.

 Si traversa in leggera salita per superare in un punto favorevole un successivo canalino, per poi continuare in leggera discesa verso l'ultimo canale (il principale), sulla sinistra si vede una bella cascata, il passaggio (obbligato) che permette di scendere al canale si vede solo all'ultimo momento, la quota è circa 1400 m. (in senso contrario è più facile da individuare), in ogni caso si scende non lontano dalla confluenza con il canale della cascata, di fronte si vede il successivo pendio da risalire.

 Scesi nel canale lo si risale per un tratto per poi traversare e continuare la salita sulla sinistra cercando il percorso migliore, con qualche tratto su facili roccette si prosegue sui ripidi prati dove si trovano un paio di ometti, comunque il percorso non è obbligato e più in alto si vede sulla sinistra la Bocchetta di Campo; giunti poco sotto la quota di Seriago conviene traversare sulla destra raggiungendo la dorsale degli Sgalorbi che si sale fino al piccolo pianoro della Baita di Seriago 1850 m. dove crescono i caratteristici lavazz.

 Verso ovest si vede la Bocchetta di Campo che però è ancora lontana... il vecchio sentiero in questa zona è scomparso, si traversa sui ripidi prati, in questa occasione siamo stati alti cercando di non perdere quota raggiungendo un tratto su roccette, imitando un gruppetto di camosci che appunto stava seguendo questo percorso, (traversando più in basso, il percorso dovrebbe risultare più agevole...), raggiunto comunque il pendio finale lo si sale tra erba e ontanelli, sbucando poco sopra il Bivacco di Bocchetta di Campo 1994 m.

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   Ritorno per le Strette del Casè, prati di Ghina, Cavrua e Pogallo :


 Dopo una breve pausa alla Bocchetta di Campo, per il ritorno abbiamo deciso per questo percorso, che è comunque il più veloce tra le varie opzioni, e anche per il fatto che la neve caduta durante le settimane precedenti si era in gran parte sciolta viste le temperature miti degli ultimi giornii.

 In questa occasione, la traversata delle Strette è risultata molto piacevole, sia per le temperature gradevoli ma anche per la giornata limpida nonostante della foschia a quote inferiori, foschia che però ha reso più "fotogenico" il percorso; giunti sopra ai prati di Ghina, decidiamo di scendere a Cavrua (scartando l'opzione di proseguire verso la Corona di Ghina e la Cima Sasso, considerando anche il limitato tempo disponibile).

 Erano diversi anni che non percorrevo questo tratto (durante le ultime visite ero sempre passato dalla Cima sasso), e il percorso attualmente mi pare meglio segnalato rispetto al passato (anche se in diversi tratti, incluso il traverso verso Cavrua, mi pare che i segni di vernice siano stati messi principalmente per chi fa il percorso in senso contrario).

 Si scende sui prati di Ghina puntando a un piccolo pianoro che si vede in basso, prima di raggiungerlo, tenendosi sulla destra vicino al canalino, si vedono le segnalazioni che indicano il sentiero che traversa verso Cavrua.

 Con percorso interessante si segue la traccia a volte poco evidente, questo sentiero, ormai in ombra e con diversi tratti umidi o bagnati, alla fine è risultata la parte più "delicata" del giro... l'ambiente è sovrastato dalle pareti rocciose del versante est della Cima Sasso, si trovano ancora (muretti, scalini...), resti del vecchio sentiero che, dopo il bel passaggio sulla piodata, raggiunge la dorsale dell'Alpe Cavrua sul prato sottostante i ruderi.

 Da Cavrua si seguono i segni di vernice e le tracce di sentiero che scendono nella bella faggeta, in basso si arriva ad un primo bivio, sulla sinistra si scende a Pogallo dentro, sulla destra un percorso più veloce traversa in discesa superando il rio che scende dalla zona di Cavrua, più in basso un altro bivio, la traccia più evidente prosegue in piano sulla destra, si segue invece una piccola traccia che scende lungo la dorsale (si passa vicino ad un tubo dell'acqua), più in basso la traccia si perde (si trovano anche alcuni tagli), comunque non ci sono problemi, continuando lungo la dorsale si sbuca vicino a Pogallo.

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 Tempo per il giro descritto, circa 11 ore. Difficoltà EE (Tempo per la salita, circa 6 ore).

 Immagini del 31 ottobre 2015

 Foto e testi © www.in-valgrande.it (E-mail)



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