in Valgrande

Alpe Sassorotto e dintorni...

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       Vercio - Alpe Sassorotto - la crestina nord-est della Cima Carbunisc - Cima Sassarut - quota 1460 m.
      discesa a Margossogno per il versante sud-ovest della Cima Mergozzoni - Vercio.



 Dopo qualche anno, ritorno sulla panoramica cresta che dal Fajè prosegue verso la rinomata Cima Corte Lorenzo; il "pretesto" per questo giro è la visita del negletto Alpe Sassorotto...

 Un alpetto che, nonostante sia molto vicino a un sentiero frequentato, pare essere completamente trascurato dagli escursionisti; è stato uno dei primi alpeggi a essere stato abbandonato (verso la fine del 1800), ancora prima a esempio dell'Alpe Rodugno, che pure si trova in una località più "scomoda" da raggiungere, probabilmente per Sassorotto ha influito anche la vicinanza del grosso agglomerato di baite di Corte Buè, i cui pascoli si estendevano per tutto questo versante.

 Naturalmente, dopo così tanto tempo dall'abbandono, ci si può aspettare di trovare solo dei ruderi; qui erano state costruite due casere, due stalle (per le capre e per pochi bovini), e una piccola stalla per il toro... che alla fine, è quella di cui sono rimasti i resti più significativi...

 

 In questa occasione, oltre la visita a Sassorotto (che si raggiunge in poco tempo), valeva la pena allargare il giro, e con un poco di immaginazione si può "inventare" una escursione interessante anche se non molto impegnativa; proseguendo dall'alpe verso la crestina nord-est della Cima Carbunisc che risaliremo, poi, dopo una visita alla Cima Sassarut, saliamo alla panoramica cima della quota 1460 m. (a sud di Carbunisc), e discesa dalla cresta verso Margossogno per poi ritornare a Vercio.


 Con Andrea saliamo da Mergozzo a Bracchio dove si posteggia l'auto in uno dei due piccoli parcheggi del paese, seguendo le indicazioni per Vercio si sale lungo la bella mulattiera che passa da un primo nucleo di baite (Curghei ca. 600 m.), dove si può ammirare proprio sul sentiero, un masso con delle incisioni in parte consumate dal passaggio delle persone e degli animali, ma si riconosce ancora bene una insolita incisione che raffigura una campana...

 Da Vercio ca. 850 m. il sentiero prosegue salendo nel bosco per poi traversare una interessante zona in parte rocciosa, oltre la quale ci si affaccia su una valletta che risale verso la Colma di Vercio 1255 m. proseguiamo lungo il sentiero segnalato che traversa sul versante Valgrandino aggirando così le cime dei Denti del Gigante; e si giunge alla sella a quota 1298 m. qui si lascia il sentiero segnalato che continua la salita, per invece traversare in leggera discesa nella faggeta giungendo in breve ai ruderi dell'Alpe Sassorotto 1284 m. uno dei più antichi alpeggi della Valgrande, appartenente alla Comunità di Rovegro.

 Le costruzioni dell'alpeggio erano poste in fila su un pianoro reso tale da dei muri che si possono ancora intuire a valle dei ruderi, anche se ormai mimetizzati nella vegetazione; c'erano due casere, due stalle per i bovini e le capre, e una piccola stalla per il toro... l'ultimo alpigiano a caricare l'alpe fu Giovanni Battista Bottini (il Bigin), fino al 1890.

 Non è certo che il toponimo sia collegato alla Cima Sassarut, che si trova abbastanza distante e comunque non visibile da questa zona, potrebbe anche essere che il nome sia riferito alle rocce delle soprastanti quote 1460 e 1463 m. (o magari non ha nulla a che fare con le cime...).

 Proseguendo verso nord oltre i ruderi, si trova ancora una lieve traccia che porta a una valletta dove un tempo c'era la sorgente dell'alpe; in questa occasione continuiamo la traversata su questo versante, rimanendo più o meno alla stessa quota e seguendo vaghe tracce di passaggio di animali che portano su una panoramica crestina rocciosa a picco sulla sottostante Val Camiasca (risalita diversi anni fa : link, sulla pagina di questo giro si vede bene la crestina risalita e come essa cade verticalmente sulla Val Camiasca...); qui non si può proseguire, e allora saliamo la facile e interessante crestina dove a tratti pare proprio di intuire la presenza di un vecchio sentiero...

 Si esce sulla cresta (e sul sentiero segnalato), nelle vicinanze della Cima Carbunisc 1475 m. dove si trova un grosso ometto (questa panoramica sommità è spesso la meta di questo percorso segnalato, quando non ci sono le condizioni per continuare verso la Cima Corte Lorenzo...); in questa occasione proseguiamo scendendo prima all'intaglio 1438 m. e poi saliamo alla Cima Sassarut 1523 m. (ci è parso giusto arrivare almeno fino a qui, visto che il toponimo è lo stesso dell'alpe visitata...); in verità sulla Mappa Rabbini questa sommità è chiamata Cima Val di Scala... riferita all'omonima valle sul versante Valgrandino, valle che attualmente è chiamata Val Camiasca, mentre la Val di Scale è ora riferita a una piccola valletta (o meglio, canale...), posta tra la zona di Corte Buè e appunto la Val Camiasca.



 Ritornati sulla Cima Carbunisc, decidiamo di visitare, prima di scendere, anche la dirimpettaia cresta rocciosa posta a sud, che in verità è quella che appare più appariscente se si guarda la cresta dal versante Ossolano... la Cima di Carbunisc, che è più alta, sembra invece una piccola sommità secondaria...

 Dopo un tentativo di salita dalla cresta nord (troppo impegnativo, almeno per noi... e poi una volta giunti sulla quota 1463 m. abbiamo poi visto che proseguire era ancora più impegnativo...), seguiamo il sentiero segnalato e giunti sul versante sud-est si può salire con percorso più agevole traversando verso un canalino che porta a una bocchetta sulla cresta, da qui, in breve si arriva sulla panoramica quota 1460 m. che si trova proprio sulla verticale della zona dell'Alpe Sassorotto.

 Panoramica dalla quota 1460 m. :
Panoramica dalla quota 1461 m.


 Una piacevole sosta su questa cima senza nome, in una tiepida giornata di metà novembre, ammirando il panorama che da questa zona, se la giornata è limpida, è sempre notevole; si vede, sopra i 1500 m. la prima neve imbiancare le cime della Valgrande, e si nota anche, guardando verso la zona della Ganna Grossa, una frana che sembra recente (almeno per me, è la prima volta che la noto).

 Ritorniamo lungo il sentiero ufficiale seguendolo fino a quando inizia a traversare sul fianco Valgrandino della Cima Mergozzoni (la quota 1384 m.), qui saliamo traversando sul fianco ossolano della montagna seguendo una traccia di animali che porta alla dorsale sopra la zona di Margossogno e la cava di marmo, qui si trovano i primi segni di tagli col falcetto che si seguiranno fino a Margossogno.

 Non bisogna perdere il sentierino (seguito più che altro dagli animali), e i tagli, non perchè il terreno sia impegnativo, ma per il fatto che se si esce dal sentierino, la fitta vegetazione (noccioli in particolare), renderebbe la discesa molto disagevole...

 E si giunge nell'ampia zona di Margossogno che comprende alcuni nuclei di baite (come Curt Per e Sciresola), e anche le costruzioni utilizzate un tempo per la cava; in questa zona il percorso non è sempre del tutto evidente... se non si vuole scendere verso la cava, dove si trova la traccia che traversa verso Vercio, si può anche scendere con percorso libero più avanti e in ogni caso si arriva a incrociare il sentiero che traversa (ometti e segni di vernice scoloriti di colore giallo e anche rosso).

 Si traversa verso est giungendo poi a un bivio (sulla destra scende una traccia verso la sottostante baita), qui il sentiero che segue è ripulito e in ottime condizioni, poi si arriva a un altro bivio (sulla destra scende la traccia verso Candoglia - S. Andrea), si prosegue salendo a Vercio da dove ritorniamo a Bracchio lungo il percorso di salita.


 Tempo per questo giro, circa 8 ore incluse soste e divagazioni. Difficoltà E/EE

    Novembre 2017   -   Link alla relazione di Andrea su : Hikr

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