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Alpe Pobbie e dintorni...
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 Un giro in bassa Val Pobbiè, per visitare gli alpeggi posti sul versante destro idrografico della valle, l'Alpe Pobbiè in particolare, visitata frettolosamente nel 2007 (alla sera, salendo da Teggia, vedi questa pagina).

 Un percorso ad anello con partenza e arrivo a Varola, a Varola ci si arriva da Cicogna, oppure (come in questa occasione), partendo dalla Cappella Fina sopra Miazzina e scavalcando la dorsale, si prosegue in discesa passando da Curgei (più "comodo" arrivando in auto; da considerare anche che, a conti fatti, buona parte del tempo dedicato a questo giro serve per l'"avvicinamento" a Varola e per il ritorno da questo alpeggio...).


 Il periodo migliore è solitamente in primavera, quando la neve residua non crea più problemi, e comunque prima della ripresa vegetativa, in modo da poter osservare e "capire" meglio il territorio e trovando un percorso più agevole nella parte alta, dove in estate l'erba alta e le felci spesso rendono il procedere abbastanza disagevole...

    - Il percorso : (Avvertenze...)


 Arrivati a Varola 921 provenendo da Curgei, in questa occasione con Andrea, siamo scesi direttamente (poggiando un poco sulla destra, con percorso libero, non ci sono sentieri), verso il Rio Pobbiè avendo di fronte la dorsale opposta che all'inizio appare boscosa e senza problemi, ma poi, avvicinandosi al torrente, si vede che diventa più ripida e in parte rocciosa nella parte terminale.

 La discesa avviene nel bosco ripido, in questa occasione pulito dalle foglie (che abbiamo ritrovato tutte in basso vicino al torrente, lì portate dal forte vento presente nei periodi precedenti); giunti al Rio Pobbiè a circa 700 m. lo si traversa alcune decine di metri a valle della bella cascata di foto 19 e 21 e si trova un sentierino che sale con larghi tornanti il pendio molto ripido, giunti al bosco soprastante, con pendenze più agevoli, si sale trovando i primi muretti che solitamente testimoniano la presenza di un alpeggio nelle vicinanze.

 Si passa prima da alcuni ruderi [foto 26], poi più in alto si giunge all'Alpe Pobbiè 950 m. corposo alpeggio posto su questo sperone in parte roccioso, e ormai circondato dal bosco; in una baita diroccata si vedono ancora tracce del vecchio fieno [foto 32], ma la cosa più interessante è naturalmente il piccolo affresco raffigurante la usuale Madonna di Re posto in una piccola "finestra" sul muro di una baita (affresco che, rivisto dopo otto anni, ha fortunatamente subito solo un minimo degrado..).

 [Dall'Alpe Pobbiè si può proseguire lungo la dorsale verso la Soliva e con bel percorso panoramico, alla Cima Cugnacorta, vedi questa pagina].

 Dopo un giro tra le baite, si imbocca il sentiero (ancora in discrete condizioni), che traversa tutto il fianco della montagna in direzione di Corte Morgin, in alcuni tratti rocciosi, e traversando i canalini, si trovano i muretti costruiti per facilitare il percorso; a 933 m. si passa da un alpeggio (di cui non si conosce il nome...), e in seguito il sentiero traversa il canale che scende dal versate della Soliva e si porta vicino al Rio Pobbiè nella zone in cui si congiungono i riali che scendono dalla Val Morgin, dal Colle della Forcola e dalla zona di Magente, infine si giunge a Corte Morgin ca. 933 m.

 
   - Toponimi in Val Pobbiè :

 In questa zona sono presenti tre nuclei di baite, il più elevato è Ör dal Vin, il più basso è chiamato Corte Morgin, ma come riportato sul forum, è possibile che Corte Morgin sia in realtà il nome dell'alpeggio intermedio, e quello in basso vicino al Rio Pobbiè sia Casà da Sott (di fronte, sul versante opposto, si trova l'Alpe Il Casà a 1129 m.

 Infine, a complicare ulteriormente le cose, sul libro riguardante Cicogna di Alfonso Crivelli, Corte Morgino (Morgin), è collocato alla quota 1082 m.).


 Sulla Mappa Rabbini sono riportati gli alpeggi, purtroppo non sono presenti i loro nomi, invece il Rio Pobbiè viene chiamato Rivo di Cagasotto (in un altro foglio invece è scritto Rivo di Gagasotto)...
 Ma questo toponimo sembra essere l'ennesima "storpiatura"... quello corretto (come riportato dal Chiovini), sembra essere Rio di Casàasott... (e questo andrebbe a confermare l'ipotesi che l'attuale Corte Morgin fosse in realtà Casà da Sott...).


 Riguardo Ör dal Vin (riportato solo sulle prime cartine IGM del 1914), naturalmente il toponimo non dovrebbe riferirsi al vino... ma, se non è stato modificato nel tempo, come spesso accade, potrebbe essere riferito al rio che si traversa per raggiungerlo, l'alpe si trova su uno speroncino appunto sul bordo del torrente (Ör = orlo o bordo, come per l'alpe Oro delle Giavine, che sarebbe più corretto chiamare Orlo (Ör) delle Giavine, trovandosi appunto nelle vicinanze di alcune giavine.

 A sostegno di questa ipotesi, ad esempio nel territorio del Comune di Invorio, in provincia di Novara, scorre un torrente che si chiama Vina (ma esiste un Torrente Vina anche a Capo d'Orlando, in provincia di Messina...).


 A Corte Morgin si trova un caratteristico grosso faggio ben noto... dopo una visita all'alpe (su due architravi si legge la data 1886...), si risale il pendio raggiungendo il nucleo di baite intermedio, una delle quali è posta in bella posizione panoramica [foto 53], si continua sul sentiero che traversa verso l'alpeggio posto su uno sperone panoramico, l' Ör dal Vin 1082 m.

 In quest'ultimo alpeggio, da segnalare [foto 57] un affresco che probabilmente era identico a quello dell'Alpe Pobbiè, ma che purtroppo è irrimediabilmente perso... inoltre, a monte delle baite, dove inizia il sentiero che sale verso il Colle della Forcola, una roccia con delle incisioni [foto 60 e 61], incisioni rupestri, che, nonostante i numerosi alpeggi presenti, sono infrequenti in questa zona...

 Ritornati a valle, dopo una rilassante pausa nei pressi del Rio Pobbiè (dove si potevano osservare alcuni degli infiniti aspetti che la natura ci mostra, da quelli più "forti" e evidenti, come le conseguenze delle slavine sul bosco, con numerose piante divelte, ad altri più "delicati" che a volte non tutti sanno cogliere, come le effimere sculture di ghiaccio che i primi germogli cercano di contrastare...), il percorso riprende salendo sul versante opposto dove all'inizio il sentiero è scomparso causa il terreno franato, ma lo si ritrova poco più in alto nel bosco nei pressi di una piazzola dove sono presenti dei resti di muretti, dopo un tratto si vede sulla sinistra il sentiero che sale verso Il Casà, invece si continua traversando più o meno alla stessa quota (si trova qualche vecchio segno di vernice rossa sugli alberi), ritornando così a Varola, e concludendo così questo interessante anello (rimane comunque da fare la risalita verso Curgei e la discesa alla Cappella Fina...).



 Tempo per il giro descritto, circa 8 ore. Difficoltà EE

 Immagini del 6 aprile 2015


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