in Valgrande
Valle di Molucca...
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Valle di Molucca e dintorni...: (vedi anche le pagine Todum e dintorni e Cortepiano).


 Cappella Fina - Curgei - Ossella - Molucca - (teleferica) - I Drosc (Alpe Brac) - Mitilde (Cortepiano) - Nolezzo - Miunchio - Cossogno.
Un percorso nella memoria dei tempi passati, alla ricerca di alpeggi dimenticati e dei segni della fatica di chi lavorava un tempo in Valgrande...
 
Rio della Valle di Molucca...
    (Avvertenze...)   

 Il percorso da Ossella a Cortepiano traversa a mezzacosta il complicato e impervio versante ovest del Pizzo Pernice e della Colma di Cossogno, dove ci sono alcuni canali da superare.
 I sentieri sono in qualche tratto scomparsi, le tracce rimaste sono poco evidenti, se si esce dai percorsi seguiti un tempo dagli alpigiani e dai boscaioli, si possono incontrare passaggi difficilmente superabili...

 

  Il percorso più comodo per arrivare a Curgei parte dalla Cappella Fina (parcheggio), che si raggiunge salendo da Miazzina, si segue il largo sentiero sulla destra che traversa salendo verso il Pian Cavallone.
  Con bel percorso panoramico si passa dalla Cappella Chiodoni, poi dalla fontana Zanni e ci si affaccia sulla Val Ganna dove si vede in basso sulla destra una piccola piazzola rocciosa dove ai tempi della guerra partigiana era piazzata una mitragliatrice; proseguendo si arriva al Sass Fuiusa con una bella croce in rilievo, e dopo la Cappella "del mosaico", si sale alla dorsale dove si può ammirare il territorio della Valgrande...

 Si scende seguendo il sentiero sulla sinistra e in breve si arriva a Curgei 1335 m. (Bivacco), e qui termina il tratto "facile" di questo giro...

 Da Curgei si segue per un breve tratto il sentiero che scende verso Varola, poco dopo essere entrati nel bosco, si scende sulla sinistra, dove più in basso si trova una lieve traccie che scende a tornanti lungo la dorsale e arriva al ripiano di Ossella (Insela), a 1074 m. dove si trova il primo gruppo di baite, sulla destra si vedono le rocce e il profondo canale che dividono la zona dalla dorsale di Varola; si traversa verso sinistra (sud) e dopo la fontana dell'Alpe si trovano le altre baite di Ossella.

 Si prosegue traversando un canalino che richiede attenzione, proprio di fronte a Cicogna (Cicogna sarà sempre presente durante la traversata, visibile dagli spazi tra le piante, molto vicina ma allo stesso tempo molto lontana...).

 Si risale il pendio boscoso sul versante opposto e in breve si giunge a Molucca 1095 m. (Molacca sulle cartine... uno dei tanti refusi presenti sulle mappe) posta su un piccolo sperone erboso che salendo diventa poi roccioso, dove era posto il punto di "appoggio" della teleferica che da Varola saliva alla dorsale della Colma di Cossogno; verso sud, in basso, si vede poco distante il bosco di Cortepiano, ma il percorso è ancora lungo...

 Da Molucca si scende nel bosco dove si trova all'inizio una discreta traccia che continua a tornanti, poggiando leggermente sulla sinistra, poi più in basso la traccia scompare anche per la presenza di tratti franati sul ripido pendio, e si giunge a I Drosc (Alpe Brac) 828 m. con una baita ancora in discreto stato, e un'altra ormai crollata, costruita proprio su uno speroncino roccioso.
 Da I Drosc si scende per un tratto per poi traversare verso sinistra dove si supera il canale principale della Valle di Molucca, questo è un passaggio obbligato, il sentiero saliva sul versante opposto dove, giunti su una piccola dorsale, si possono vedere in alto sulla sinistra i pinnacoli rocciosi sopra i quali era posto il supporto della teleferica.

 Scendendo sulla parte opposta si trovano ancora dei tratti con gradini, segno che un tempo questo era un percorso ben frequentato, poi si scende a superare l'altro canale della Valle di Molucca da dove si risale sul versante opposto ormai nella zona di Cortepiano; si passa prima da una "battuta" di una teleferica, e continuando la salita nel bosco si giunge a Mitilde 775 m. uno dei nuclei di baite in cui era diviso Cortepiano.

 Da Mitilde si sale per alcune decine di metri fino alla piazzola di una carbonaia (qui sulla sinistra una traccia portava verso il canale, dove si prendeva l'acqua), si segue la traccia che sulla destra traversa salendo in direzione di Nolezzo.

 Proseguendo si passa da un primo piccolo gruppo di baite e poi da Giuachin, che era il più corposo dei quattro nuclei in cui era diviso Cortepiano; in seguito la traccia si divide, la principale continua verso Cambiassino, un'altra poco evidente sale passando sotto un tratto roccioso e in seguito, ormai nelle vicinanze di Nolezzo, si passa nelle vicinanze della "tana del lupo" (piccola grotta che si vede poco sopra il sentiero sulla sinistra), e dai ruderi di Cà Risciò in una zona con vari terrazzamenti, per giungere infine al bell'alpeggio di Nolezzo 757 m. da dove il sentiero scende, passando da Miunchio, verso Cossogno.


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La teleferica :


 Molucca
era utilizzata dagli addetti alla teleferica che trasportava il legname che saliva da Varola al Cavalletun sulla dorsale della Colma di Cossogno, lo sperone roccioso sopra Molucca era il punto "strategico" di questa linea, a Molucca stavano anche i guardiani... la teleferica era naturalmente usata anche per il trasporto delle vettovaglie, e poteva essere una tentazione per qualcuno...

La "ruota" di Varola...   

 Dalle baite si sale la dorsale soprastante, prima nel bosco dove si vede (cosa frequente anche in altre zone), un cavo metallico in parte inglobato da una pianta, una traccia sale a tornanti sul fianco della dorsale dove si trova una roccia con due incisioni, una scritta ormai poco leggibile e una data : 1918.

 Dopo aver passato una "battuta" della teleferica, con un traverso su una cengia si raggiunge lo sperone dove era posto il "castello" di sostegno dei cavi (ancora presenti), in alto si vede il Cavalletun dove era situato il successivo supporto dei cavi prima di scendere verso la zona di Cossogno, di fronte si vede Cicogna e in basso i dirupi della Valle di Molucca, sulla roccia si vedono i segni lasciati dallo sfregamento dei cavi metallici...



 Qui, sospesi nel vuoto su questo piccolo "nido d'aquila", è doveroso un momento di riflessione sul lavoro, sulla fatica di chi lavorava un tempo in queste zone... i boscaioli, e anche gli addetti alla posa e alla manutenzione delle teleferiche, allora non c'erano gli elicotteri e tutto il materiale doveva essere trasportato a mano in queste zone...

     

 Alcune immagini dalla zona del Cavalletun, seminascosti tra l'erba si vedono i caratteristici "binari" del punto di arrivo della teleferica.

[Le quattro immagini sottostanti sono di Eugenio Castiglioni]

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 Foto e testi © www.in-valgrande.it (E-mail)


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