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La Valle del Riale Robana...
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 Dopo il precedente giro nei dintorni del Rio dei Porci (vedi questa pagina), ritorno in zona (un poco più a sud), per visitare alcuni alpetti in parte dimenticati nella Valle del Riale Robana che scende alla piana Ossolana nei pressi di Cosa, frazione del Comune di Trontano.

 Come accaduto frequentemente, lo spunto per questo giro è dato dalla consultazione della Mappa Rabbini che riporta in questa zona, due alpeggi ancora non visitati, Corte dei Tigli e Cruppo Lepre; in verità in questo caso la mappa non è del tutto chiara riguardo la loro collocazione, per localizzarli esattamente, e sapere i nomi usati localmente per gli altri alpeggi, bisogna contattare la gente del luogo...

 Comunque è l'occasione per una escursione in una zona poco frequentata a poca distanza da Domodossola, uno dei classici giri in cui si può cogliere il contrasto tra due mondi, camminando in ambienti solitari e a tratti anche impegnativi, con la vista della piana Ossolana e ascoltando i suoi suoni e rumori, contrasto ancora più accentuato in questa occasione, essendo partito a piedi dalla Stazione FS di Domodossola...

 In poco più di mezz'ora si può arrivare a piedi dalla città all'inizio del percorso (naturalmente è possibile usare gli autobus di linea (utilizzato al ritorno), ma giungendo col primo treno bisogna attendere circa 1 ora e mezza...).



  Il percorso : (Avvertenze...)


 Usciti dalla Stazione FS di Domodossola si va a sinistra e si imbocca Via Mizzoccola che supera il Toce sul ponte, si entra nel territorio del Comune di Trontano e alla rotonda si segue sulla destra Via Provinciale fino a incrociare Via Leopardi (sulla sinistra), la si segue uscendo così dalla trafficata strada asfaltata; poi la stradina diventa sterrata e in breve porta a Porcelli 255 m. paesino poco più a nord di Cosa, si segue Via Pizzo Menta per un breve tratto e poi si continua costeggiando il Rio dei Porci (i toponimi fanno naturalmente intuire che un tempo qui l'attività prevalente era l'allevamento dei maiali); si segue il sentiero e a un bivio si sale sulla destra (sud) per poi imboccare un canalino ripido dove si trovano resti di tratti gradinati.

 Si giunge su un poggio panoramico e il percorso prosegue su terreno meno ripido lungo la dorsale, raggiungendo l'Oratorio della Madonna delle Grucce da dove si traversa verso sud in direzione di Cosasca 548 m. qui si segue la bella mulattiera che scende, passando dalla Cappella di Runch, a superare il Riale Robana sul ponte (si vedono sui due versanti, i resti del muro che sorreggeva il vecchio ponte), e si arriva nei pressi della Chiesa di San Lorenzo, qui si sale lungo la mulattiera che porta ai nuclei di baite superiori.

 Arrivando in vista della Cappella di S. Antonio (o dei Salè) [foto 16], si lascia il percorso principale portandosi presso la Cappella dove si rinviene una traccia che traversa verso nord, supera un canalino, e sale a un primo alpeggio a circa 510 m. caratterizzato da una alta costruzione a tre piani, tipica di questa zona, qui siamo a Mojachino (un toponimo simile è riportato anche sulla Carta Sigfired, dove sembra riferito a un'area più vasta).

 Da questo alpeggio sono salito lungo la dosale dove si incontrano numerosi terrazzamenti, costruiti adattandosi alla morfologia della montagna (molto belli quelli della foto 23), tenere presente che le baite segnate sulla cartina Svizzera in questa zona, sono riportate con ottima precisione, si arriva così a quelle quotate 607 m. si tratta di Ai Ruscà (sui muri delle baite è scritto Alpe Soi, ma il toponimo corretto è appunto Ai Ruscà).

 Da Ruscà si continua traversando sul fianco della montagna seguendo una traccia di sentiero che poi sale per traversare un canale (tratto interessante, foto 31), e si arriva a circa 620 m. a un altro alpe caratterizzato da un grosso e lungo stallone, siamo a Crà Baulusch.

 Riprendo la salita del versante raggiungendo a circa 710 m. Corte dei Tigli, qui dovrebbe giungere anche un sentiero dalla zona di Caciollo (non verificato), a questo punto rimane ancora un alpe da vedere, quello segnato solo sulla Carta Sigfried, e posto sul versante nord che sale alla quota 1164 m. (la prima sommità della Costa dei Pianezzoli).

 La cartina ben rappresenta un fascia rocciosa che sostiene il dosso su cui si trova l'alpe, in questa occasione l'ho aggirata traversando prima verso nord e salendo poi su terreno molto ripido tra roccette e rododendri (non ho trovato tracce di sentiero... può essere che il percorso usato ai tempi saliva invece aggirando le rocce sul versante sud), e si esce sul dosso dove si trovano i ruderi dell'alpe Cruppo Lepre a circa 910 m.


 


Link alla cartina ↓
 Da questo alpetto, in questa occasione c'è stato il tempo per qualche divagazione "esplorativa"; nei pressi si vedono alcune lievi tracce di sentiero (ma sono solo segni di passaggio di animali), una traversa verso sud e arriva fino al tratto dove iniziano alcune coste rocciose (visibili guardando dalla piana Ossolana), poi però proseguire appare impegnativo, mentre dalla parte opposta si può traversare e scendere a un primo canale senza particolari problemi, la risalita e il proseguimento sul versante opposto si fa via via delicata e rischiosa, e allora è meglio lasciar perdere... Guardando poi con attenzione il versante al ritorno, si vede un successivo canalino che in realtà appare come uno scivolo bagnato, all'apparenza non superabile....

 Tornato alla dorsale sopra l'alpetto a 910 m. allora non rimane che seguire l'ultimo dei possibili percorsi previsti, e cioè la risalita del versante verso la quota 1164, la prima sommità della Costa dei Pianezzoli; il terreno è un pò più impegnativo di quello che appare visto da lontano, non si trova solo bosco ma anche tratti rocciosi che si devono aggirare o superare cercando i punti deboli, non ho trovato tracce di sentiero, solo un taglio (probabilmente di un cacciatore), in un passaggio obbligato; la presenza della neve ha reso la salita più insidiosa ma è stata anche di aiuto perchè si potevano notare le impronte di un camoscio che faceva lo stesso percorso, e che naturalmente ho seguito...

 Si esce così sulla quota 1164 m. bella vista verso il Sasso Miscioi e la Valle del Rio di Menta; notevole lo sbalzo termico incontrato in questa occasione, giunto qui, dove batteva il sole di questa anomala giornata di marzo (sono stati rilevati 23/24 gradi sulla piana Ossolana...).

 Per la discesa si segue la bella dorsale panoramica che scende a Pra di Sopra, con piacevole percorso dove a tratti si trovano tracce del vecchio sentiero, si arriva a un poggio panoramico con bella vista verso Domodossola dove si trova le baite superiori di Pra di Sopra, continuando la discesa si giunge al nucleo principale del grosso alpeggio a ca. 830 m.

 (Da segnalare che sullla Mappa Rabbini, il toponimo Pra di Sopra non compare... è invece riportato Mura che rislutava diviso in due gruppi di baite, per cui il nome Pra di Sopra potrebbe essere stato aggiunto in seguito...).

 Da Pra di Sopra si segue il sentiero che, passando da Caciollo e San Lorenzo, poi prosegue la discesa verso Cosa.


 Immagini del 9 marzo 2017 - Difficoltà EE - Tempo per questo giro, circa 7 ore incluse le divagazioni...

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 Foto e testi © www.in-valgrande.it (E-mail)

  Pra La Varda, La Colla e la quota 1451 m. :


 Trascorsa una settimana dal giro precedente, ritorno in zona, questa volta sul versante opposto del canale del Riale Robana; come per il giro descritto sopra, partenza dalla Stazione FS di Domodossola verso Porcelli e salita alla Madonna delle Grucce, qui si segue il sentiero segnalato che sale passando davanti alle baite soprastanti, e continua lungo la dorsale.

 Avvicinandosi al poggio di Pra La Varda, si lascia sulla destra un rudere isolato nella boscaglia [foto 4], e si giunge al piacevole poggio panoramico di Pra La Varda 765 m. bella vista verso Domodossola e le montagne in direzione ovest; la zona è stata ripulita e sistemata negli ultimi anni (in verità durante un precedente giro, diversi anni prima, avevo notato solo la baita superiore, quella inferiore era nascosta nel bosco...), dopo un saluto al micio dell'alpe (al ritorno a Cosa ho poi incontrato la gentile signora proprietaria dell'alpe che saliva anche per rifocillare il "guardiano"...), si sale alla baita superiore dove si possono anche ammirare le piode che, anche con una certa eleganza [foto 21], facevano da recinzione...

 Il sentiero prosegue la salita sul fianco della dorsale per raggiungere il poggio de La Colla 906 m. verso sud si vede la quota 1164 m. e il dosso di Cruppo Lepre raggiunti durante la precedente visita; qui una traccia (che per il tratto iniziale è riportata sulla Carta Sigfried), prosegue la salita sul fianco della dorsale, il sentiero è poco visibile (solo nel tratto iniziale si trovano dei resti di muretti), ma sono presenti numerosi tagli che indicano il percorso, tagli che terminano presso il canale del Riale Robana.

 A questo punto, visto che nel precedente giro avevo salito la prima cima della Costa dei Pianezzoli, decido di risalire anche la successiva quota 1451 m. il percorso è sempre molto ripido ma ci sono quasi sempre delle piante a cui aggrapparsi, la poca neve presente a partire dai 1300 m. ha reso la salita a tratti insidiosa, ma si arriva comunque sulla quota 1451 m. verso est si vede la quota 1728 m. che sorregge il pianoro dell'Alpe Nava, di fronte la Valle del Rio di Menta, dove, in questa stagione si possono ben individuare alcuni alpeggi, Sottosasso di sotto e la misconosciuta Alpe La Pioda.

 Si segue la dorsale che passa dal rudere ormai azzerato dell'Alpe Pianezzoli e poi scende verso sud-ovest, si prosegue cercando anche i tagli che indicano il giusto percorso; si passa dall'intaglio dove si trova un tratto "costruito" (sempre bello e suggestivo questo passaggio della "scaletta"...), poi poggiando sul versante della Valle del Rio di Menta si scende al colletto prima della quota 1164 m. da qui, il percorso migliore (e senz'altro consigliabile), è quello di risalire la quota 1164 m. e scendere lungo la panoramica e piacevole dorsale verso Pra di Sopra, ma avendolo già percorso la settimana precedente, decido di seguire il percorso del vecchio sentiero che scende e traversa sul fianco sud.

 Il sentiero è praticamente quasi del tutto scomparso, solo in un paio di tratti si trovano dei resti (scalini), si passa dal rudere sotto la parete rocciosa e poi si continua traversando lungamente senza perdere eccessivamente quota, in questo tratto ho ritrovato una parte del vecchio percorso, però ormai infestato dai rovi, poco prima di arrivare a Pra di Sopra ca. 830 m. da dove, seguendo il solito sentiero, si scende verso San Lorenzo, che però si può anche evitare; prima di giungere alla Chiesetta si trova una scorciatoia sulla destra che poi si congiunge con la mulattiera che traversa verso Cosasca; in questa occasione l'ho seguita appunto in direzione di Cosasca, poi, poco dopo il ponte sul Riale Robana, e poco prima di arrivare alla prima baita, si trova un'altra scorciatoia non segnalata sulla sinistra che in basso, presso la baita di foto 66 si collega con il panoramico sentiero che scende a Cosa a fianco del Riale Robana.

 Immagini del 15 marzo 2017 - Difficoltà EE - Tempo per questo giro, circa 7 ore incluse alcune divagazioni...

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 Foto e testi © www.in-valgrande.it (E-mail)

Panorama su Domodossola da Pra La Varda :
(Clicca sulla miniatura per vedere la panoramica)
Panoramica d iDomodossola da Pra La Varda...
 

 
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