in Valgrande

Valli dell'Ogliana

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  ← il versante Ossolano...


 Poco prima di arrivare a Domodossola, sulla destra, nel territorio del comune di Beura-Cardezza una ampia e variegata area montana, visibile solo parzialmente dal fondovalle, sale fino ai duemila metri della Colma Piana e delle cime circostanti, Punta Pozzolo, Rossola, Cima Saler e Pizzo delle Pecore.

 Un territorio solcato da numerose vallette e profondi canali, specie nella zona medio-bassa, che attira gli appassionati di torrentismo; per la sua ampiezza e complessità sembra più corretta la denominazione al plurale : le Valli dell'Ogliana.
 I percorsi presentano dislivelli ragguardevoli, se si parte da Beura, dove non ci sono strade che salgono in quota, partendo da Cardezza il dislivello è solo di circa duecento metri inferiore...

 I sentieri segnalati salgono da Beura verso l'Alpe Pozzolo (poco prima di arrivare all'Alpe si trova il confortevole bivacco realizzato dagli Amici della Montagna di Beura), e l'Alpe Cortevecchia; da Beura sale anche l'interessante sentiero natura che passando da Bissoggio arriva all'Alpe Solia (o Sulia).

 Da Cardezza sale il frequentato percorso verso il grande Alpe Corte di sopra e il Pizzo delle Pecore, e verso il bivacco dell'Alpe Ogliana.


 Numerosi altri sentieri sono segnati sulle carte, ma in buona parte sono scomparsi, o sono presenti tracce discontinue; un territorio da percorrere con attenzione, cercando sempre di seguire i percorsi dei vecchi sentieri, senza avventurarsi in percorsi estemporanei, specialmente nella parte intermedia, perché la morfologia della zona, con i numerosi canali molto incisi, può presentare a volte ostacoli insormontabili...

 NOTA : Questa zona è fuori dal territorio del Parco (i confini sono sulla cresta), e durante il periodo preposto, è praticata la caccia... tenerlo presente anche riguardo l'utilizzo del bivacco di Ogliana, utilizzato anche dai cacciatori...

 Gli itinerari qui descritti sono solo un esempio delle possibili combinazioni di percorso che si possono fare, con un po' di fantasia si possono pianificare giri anche di più giorni in piena "wilderness"... avendo sempre ben chiare le difficoltà che si possono incontrare, specie alle quote dagli 800 ai 1500 metri...


  Vedi anche le pagine :

Aggiornamento :

 Il bivacco dell'Ogliana è stato distrutto da una valanga nell'inverno 2008/2009...

Alcune foto sono visibili in questa pagina.





 

 - Bissoggio, Ruscà, Uler e la dorsale della quota 1195 m. :

 Dal municipio di Beura si segue il sentiero natura "Storie di pietra" fino a Bissoggio, al piccolo nucleo di baite si può arrivare anche dall'Alpe Caggiani, lungo il sentiero che porta all'Alpe Pozzolo.
 Lungo il percorso del sentiero natura sono posti alcuni pannelli che illustrano l'estrazione e la lavorazione delle beole, caratteristiche di questa zona.

 Dopo Bissoggio il percorso prosegue passando dai nuclei dell'Alpe Slasca e dell'Alpe Lugros raggiungendo il Rio delle Rovine che si attraversa su un ponticello.

 Il sentiero risale all'Alpe Solia fuori, poco dopo, ad un bivio, si segue la traccia che sale a sinistra arrivando all'Alpe Ruscà (fino a qui, circa 3 ore), lungo il percorso si possono vedere alcune carbonaie.

 Si prosegue ancora, e ad un altro bivio si segue il sentierino a destra che sale nel bosco fino ai due ruderi dell'Alpe chiamata Il Mott; qui un sentiero prosegue in diagonale verso il torrente, un altro sale a tornanti nel bosco fino al costone a nord della quota 1195 m. (qui un grosso larice caduto, riferimento per la discesa), bel punto panoramico, dal versante sud della Punta Pozzolo, alla conca dell'Alpe Ogliana, L'Alpe Corte e il Pizzo delle Pecore, in basso si nota l'Alpe Montusa.

 Si può seguire la dorsale, prima larga e facile, che poi diventa rocciosa e un poco più impegnativa, qui si vedono in basso i ruderi dell'Alpe Flacera, sulla cartina è segnato un sentiero (ora scomparso), che saliva verso l'Alpe Pozzolo, dopo il primo tratto sulla dorsale, si traversava a sinistra nel bosco e si risaliva il ripido versante fino all'Alpe.

 Scesi da Il Mott e tornati al sentiero principale, lo si può seguire fino al torrente, poi si risale ripidamente il versante opposto giungendo all'Alpe Uler (Oler sulle vecchie mappe), tra le baite un imponente faggio con le radici superficiali che coprono il terreno circostante; questo è l'unico alpeggio costruito su questo scosceso versante.

 Un altro sentiero, chiamato la "stra di guardie", saliva alla soprastante dorsale a monte dell'Alpe Provo.

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 - La Stra di Guardie e dintorni :

 La "Stra di Guardie" è il nome usato localmente per indicare il sentiero (non segnato sulle mappe attualmente disponibili), che dall'Alpe Uler risale il ripido versante verso la dorsale sopra l'Alpe Provo dove transita il frequentato sentiero segnalato per l'Alpe Pozzolo.

(Dicembre 2017).  In questa occasione con Andrea giungiamo a Beura con condizioni meteo poco incoraggianti, dove troviamo più neve del previsto (e non aveva ancora terminato...), dopo una "pausa di riflessione" al bar, partiamo confidando che il previsto miglioramento sia veritiero; comunque, alla fine la neve caduta e che che era rimasta ancora sulle piante, ha reso questo giro "scenograficamente" molto suggestivo...

 Da Beura si sale lungo la mulattiera che porta a Bissoggio, dopo una breve visita al villaggio dove sono presenti anche varie incisioni, ma che naturalmente erano in parte nascoste dalla neve, neve che però si è rivelata un ottimo "evidenziatore" per le incisioni... (vedi foto 22 e 62), continuiamo verso i due nuclei di Solia e poi da Solia dentro torniamo indietro fino al bivio (scolorita scritta su un masso piatto), per l'Alpe Ruscà.

 Il sentiero è normalmente poco evidente, e con la neve lo si nota ancora meno, comunque si traversa in salita nella faggeta portandosi verso la quota di Ruscà (intorno ai 1000 m.) e si arriva, dopo aver incontrato lungo il percorso alcune carbonere, al primo nucleo di ruderi dell'Alpe Ruscà 998 m. traversando in leggera discesa si trova il secondo nucleo di baite dove un sentiero che poco oltre diventa ben evidente, traversa in direzione del canale del Rio delle Rovine.

 Il sentiero traversa quasi in piano e si trovano alcuni muretti, giunti a un bivio (a destra arriva il sentiero da Il Mott), si segue la traccia che scende sulla sinistra e porta a superare il Rio delle Rovine (si trovano alcuni tagli indicatori), si risale il ripido versante opposto e si giunge all'isolata Alpe Uler 1011 m. (Oler sulla Rabbini, questo dovrebbe essere il toponimo corretto).

 A Uler si trovano alcune incisioni datate 1908; dalle due baite si segue inizialmente il sentiero che traversa prima verso ovest, poi a un tornante vicino a dei muretti, la traccia ritorna verso est e continua apparentemente in direzione del canale (forse era il percorso per arrivare all'acqua); più o meno sulla verticale delle baite di Uler, si trova un bivio poco evidente, si sale in direzione del versante soprastante in parte roccioso, che si aggira e si sormonta sulla sinistra (ovest) dove si ritrova una buona traccia (sono presenti anche dei tagli, ma la traccia è sempre evidente).

 Lungo il percorso si incontrano due tratti costruiti dove il sentiero traversa su cenge panoramiche (tra le due cenge si deve superare un canalino), e affacciandosi sul versante terminale, si vede in basso sulla sinistra una fornace, ancora in discrete condizioni nonostante un albero sia caduto esattamente sulla stessa... dovrebbe essercene anche una seconda, ma la neve presente sul pendio molto ripido ha fatto desistere dalla ricerca.

 Infine si sbuca a ca. 1270 m. sul sentiero segnalato di fronte all'albero col segno di vernice di foto 51, nel tratto più stretto della dorsalina che sale dall'Alpe Provo; fino a qui, da Beura, circa 4 ore e mezza.


 Riguardo la zona dell'Alpe Provo, i toponimi paiono poco chiari... secondo la Mappa Rabbini (che risulta quasi sempre corretta e la più attendibile), il primo gruppo di baite sulla dorsale dove si trova la bella fontana in sasso [foto 57], è l'Alpe Praor (e non l'Alpe Provo) toponimo che sembra corretto anche per il fatto che la dorsale successiva, è chiamata costa dell'oro... mentre quella più in basso con la baita ristrutturata (cartello Prov), è appunto l'Alpe Provo...


 Ritorno a Beura lungo il sentiero segnalato che passa da Provo, Vaccareccia e Fiesco, che comunque, con la neve, richiede sempre un poco di attenzione...
 

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 - Bissoggio, La Piana, Solia, Ul Möt e dintorni... :

 (Novembre 2017). Ritorno (con Fiorenzo) sul versante che sale da Beura; dopo una visita a Bissoggio dove si vedono numerosi incisioni che testimoniano l'importanza di questo piccolo villaggio nei tempi passati (si vedono anche due forni e un notevole torchio...), proseguiamo in salita lungo la bella mulattiera che porta verso Solia, lungo il percorso si vedono in basso sulla destra dei ruderi in località Brusciscia, erano utilizzati come magazzino per i cereali.

Prima di giungere nella zona dell'Alpe Slasca, si arriva a un bivio poco evidente dove si vedono sulla sinistra dei segni di vernice rossa che indicano il sentiero che sale verso La Piana che si trova in direzione nord-est rispetto a Slasca, sulla dorsale che poi prosegue verso l'Alpe Provo (sono presenti attualmente solo due segni iniziali), il sentiero porta in breve, al soleggiato falsopiano dell'Alpe La Piana ca. 760 m. stranamente questo alpeggio non è riportato sulle mappe attuali...

 Anche qui si trovano alcune incisioni tra cui un gioco della tria inciso su un gradino, e anche una bella scalinata incisa nella roccia; salendo a monte delle baite si trova un pianoro con terrazzamenti dove arriva la teleferica di servizio, e si vede un sentiero che traversa probabilmente verso Vaccareccia.

 Ridiscesi al sentiero principale, si passa dall'Alpe Slasca che è stata utilizzata fino al 1960 (come ricorda la data riportata sopra la porta, ora la zona è in parte ormai invasa dai rovi...); si passa poi presso l'Alpe Lugros (Lugros = noce grosso), una grossa baita è di fianco al sentiero, le altre sono poste in alto sulla sinistra (nord); proseguiamo verso i due nuclei di Solia, a Solia fuori si nota un piccolo "museo all'aperto" e si può ammirare il bell'affresco (che risale al 1500), della Cappella dedicata a San Rocco.

Il sentiero segnalato prosegue fino a Solia dentro (fino a qui, da Beura, circa 2 ore); e dopo una pausa (breve, visto il freddo pungente di questo fine novembre 2017), ritorniamo lungo il percorso di andata fino al tratto di mulattiera fiancheggiato dal muro situato sopra Bissoggio dove, in prossimità di un palo metallico (forse era presente un cartello...), si vedono i segni di vernice rossa che indicano il percorso che sale a Ul Möt.

 Il percorso sale inizialmente tra i vecchi terrazzamenti, i segni di vernice portano a salire lungo una linea molto "diretta" e ripida, ma ogni tanto si notano i tornanti del vecchio sentiero che saliva più gradualmente... si trovano muretti e anche gradini del vecchio sentiero, e poggiando poi sulla sinistra (nord), si giunge sul largo pianoro di Ul Möt ca. 780 m. all'inizio del pianoro ci si può affacciare su un punto panoramico dove si vede, in basso, Bissoggio.

 Qui si trovano dei muretti dove probabilmente un tempo era presente una baita, i segni di vernice qui scompaiono ma si trova una larga traccia che sale e poi traversa nella bella faggeta (in alcuni tratti si trovano accumuli di foglie causa il forte vento dei giorni precedenti), in direzione delle vicine baite inferiori di Vaccareccia, qui si trova il sentiero segnalato che scende da Pozzolo; traversando prima verso nord si possono visitare le baite di Ronchej 824 m.

 Ritorniamo a Beura lungo il sentiero che passa da Fiesco e Caggiani (Cà d'Giani)

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 - Pozzolo e Cortevecchia :

 E' il percorso più frequentato della zona, percorribile in tutte le stagioni; si sale seguendo la mulattiera che si incontra poco dopo il municipio di Beura, (cartelli indicatori e segnavia bianco-rossi).

 Dopo un Cappella, si arriva in mezzo a due baite e si sale a sinistra, (a destra sentiero per Bissoggio), si arriva poi all'Alpe Caggiani 477 m. (Cà d'Giani, questo è il toponimo originale...), (qui a destra altro sentiero segnalato per Bissoggio), superata la balza rocciosa a monte dell'Alpe, in diagonale si arriva a Fiesco 625 m. qui ci sono due possibilità : la via usuale sale sulla destra, raggiunge l'Alpe Vaccareccia e sale all'Alpe Provo (Prov) 1060 m. il sentiero raggiunge poi il crinale e l'Alpe Praor 1201 m. dove si può vedere una bella fontana in sasso.

  L'altro percorso (seguito in questa occasione), segue da Fiesco la traccia sulla sinistra che con un lungo traverso porta all'Alpe Croppo, qui il sentiero sale nel bosco lungo una dorsale (salendo, sulla sinistra vista sul Sasso Miscioi), giungendo infine all'Alpe Carregia 1060 m. (qui un sentiero prosegue in piano verso il Rio Foicia e verso Casal del Colle), si segue invece la traccia che traversa a destra arrivando in breve al sentiero "principale" tra l'Alpe Prou e L'Alpe Provo.

 Dopo l'Alpe Provo il sentiero diventa più ripido, arrivati nei pressi dei ruderi di Selvaccia, si trova un bivio segnalato (a sinistra la traccia per l'Alpe Cortevecchia, percorsa al ritorno), si sale a destra raggiungendo il costone e poi il rifugio dell'Alpe Pozzolo 1640 m. costruito dagli Amici della Montagna di Buera, posto in bella posizione panoramica (da Beura, circa 4 ore).

 Dal Rifugio si sale alle baite dell'Alpe Pozzolo 1700 m. (qui è possibile salire alla soprastante Punta Pozzolo, passando dalla "scala" omonima), dall'Alpe si traversa verso nord in direzione dell'Alpe Cortevecchia 1657 m. visibile sul costone posto di fronte; da Cortevecchia si scendono i prati di fronte all'Alpe, poi poggiando sulla destra si trova la traccia che scende a tornanti nel bosco fino al ponticello sul Rio Foicia e si raccorda con il percorso salito precedentemente.

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 - Arvoria, Flacera, Nancino di sotto, Montusa :

 Da Beura si sale a Bissoggio e a Solia fuori (prima degli alpeggi di Slasca e Lugros, una deviazione sulla sinistra porta in pochi minuti a La Piana), nel bosco dietro le baite, numerosi muretti segnalano i terrazzamenti presenti in passato), si prosegue (a sinistra bivio per Ruscà) arrivando a Solia dentro dove termina il sentiero segnalato, in seguito il percorso è impegnativo e a tratti di difficile individuazione...

 Si prosegue in piano, e passato un piccolo nucleo di baite, si arriva ad Arvoria; si continua in diagonale su quelli che erano i prati dell'Alpe, arrivando a un tratto su roccia che si supera su una cengia, poi la traccia si perde (probabilmente questa era il percorso del vecchio sentiero che scendeva al torrente), si sale allora nel bosco molto ripido arrivando alle baite dell'Alpe Flacera 1006 m. dove si può ammirare una bella vasca in sasso, sui muri della baite alcune scritte con le iniziali D. G. risalenti al secolo scorso.

  Presso l'ultima baita (verso il torrente), si ritrova la traccia che scende a superare il rio che scende dai versanti della Punta Pozzolo, saliti nel bosco sull'opposto versante (qui un sentiero ora praticamente scomparso, traversava verso la vicina Alpe Montusa), la traccia è ormai poco visibile, si trovano però dei segni dei tagli col falcetto sulle piante che indicano il percorso; si arriva sulla dorsale soprastante l'Alpe Montusa, qui altro bel punto panoramico verso l'Alpe Ogliana, la Colma Piana e il Pizzo delle Pecore.

 Si sale per un breve tratto il costone, e alla quota di circa 1170 m. si trova una roccia con una incisione, a destra si ritrova una traccia che con un lungo percorso sale e traversa in diagonale verso destra passa da alcuni punti panoramici, superati alcuni canali si arriva al bel poggio dell'Alpe Nancino di sotto 1356 m. di fronte si vede il Pizzo delle Pecore.
(dall'Alpe si può arrivare a Nancino di sopra, salendo ripidamente nel bosco soprastante, il sentiero è ormai scomparso).

 Ritornati alla dorsale sopra Montusa, se si vuole raggiungere l'Alpe, la si segue in discesa con facile percorso e in ultimo poggiando verso destra si raggiunge l'Alpe Montusa 1000 m. con la bella baita risistemata di recente. Qui un sentiero scende al torrente sottostante, lo supera su un ponticello anch'esso di recente costruzione e risale sul versante opposto a Gallina di sotto da dove si può scendere a Marzone e a Cardezza.

 Da Montusa si ritorna a Flacera traversando in piano su una traccia appena accennata, si superano un paio di canalini e si arriva nel bosco sopra il rio che scende dalla Punta Pozzolo ritrovando la traccia percorsa in salita, da Flacera si segue un buon sentiero che traversa in diagonale in discesa, passa a monte delle baite di Solia dentro, e sbuca sul sentiero per l'Alpe Ruscà, poco prima del bivio (indicazioni su sassi) per Sulià.
 (E' preferibile seguire quest'ultimo sentiero per arrivare a Flacera, invece del percorso che passa da Arvoria...).

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 - Marzone, Vadione, Alpe Corte, Ogliana :


 Da Cardezza 440 m. si prosegue seguendo le indicazioni per Marzone, poco dopo l'inizio del sentiero sulla sinistra (cartello), qualche possibilità di parcheggio nei pressi di un traliccio dell'alta tensione.
 Il sentiero permette di evitare in buona parte la stradina asfaltata (divieto di transito ai non autorizzati), che sale all'Alpe.

 Da Marzone, una alternativa al frequentato sentiero che passa da Coriesco e dall'Alpe il Giogh, segue un percorso che sale inizialmente a mezzacosta, e dopo i ruderi di due baite, raggiunge l'Alpe Gallina Alta 1143 m. successivamente passa dall'Alpe Vadione 1240 mt (le baite sono in alto sulla destra del sentiero), poi si prosegue salendo alla radura dell'Alpe Corte di sotto, 1456 m. abbandonata da tempo, i ruderi si scorgono in basso a sinistra, un'ultima salita porta al grande Alpe Corte sopra 1609 m.

 (Questo sentiero è segnalato ma poco frequentato, nel periodo di massimo sviluppo della vegetazione, la traccia può essere poco visibile...).

 L'Alpe Corte sopra è posto su una bella balconata con vista sull'Ossola, circondato da distese di rododendri e mirtilli; a fianco la panoramica cima del Pizzo delle Pecore, dietro l'Alpe la Cima Saler, il Motarion, come è chiamata localmente...

 La salita al Pizzo delle Pecore 2018 m. è consigliata in particolare per il notevole panorama che si può ammirare dalla cima, (avendo la fortuna di salire in una giornata di buona visibilità...). Dall'Alpe ci si dirige verso sud ad una bocchetta (l'Üssol, toponimo ricorrente in queste zone, come ad esempio la Bocchetta dell'Usciolo tra Quagiui e il versante di Premosello), sulla cresta tra la Cima Saler e il Pizzo, poi si segue la facile cresta che porta in vetta.

 Dall'Alpe Corte di sopra il sentiero segnalato prosegue a mezzacosta aggirando la dorsale della quota 1713 m. e scende sul versante opposto nella bella e tranquilla conca dell'Alpe Ogliana 1550 m. dove una baita era stata ristrutturata e adibita a bivacco nel 2003.
 All'inizio dell'estate, nei prati circostanti, si trova una grande distesa di piante di Acetosa (Rumex acetosa), chiamata anche erba brusca...

 In un intaglio della cresta soprastante si trova la Bocchetta di Ogliana, un passaggio (ora frequentato solo da qualche escursionista), che permetteva il transito del bestiame verso l'Alpe Quagiui; il percorso in realtà avveniva passando dall'Alpe Corte sopra, salendo alla visibile sella erbosa dietro la quota 1713 m. e traversando poi verso la bocchetta, dove era presente una "scala" simile a quella di Ragozzale che permetteva il passaggio degli animali.

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 - Ogliana, Baita dei Larzoi, Nancino di sopra, scala di Pozzolo :


 Percorso impegnativo in gran parte senza sentiero - (Avvertenze...)

 Dall'Alpe Ogliana, in direzione nord (piccolo cartello segnavia con la scritta Colma Piana), si segue una traccia di sentiero segnalata per un tratto anche da ometti; proseguendo sempre a mezzacosta si raggiunge e si supera una facile piodata, poi il sentierino scompare.

 Proseguendo alla stessa quota, il percorso diventa impegnativo, è preferibile salire il ripido pendio erboso, e continuare la traversata a monte di un salto roccioso; su terreno facile, ma reso disagevole dagli ontanelli secchi che ricoprono il terreno, si raggiunge la dorsale che scende un po' più a sud della quota 1952 della Colma Piana.

 Si segue la dorsale in discesa fino alla quota 1575 m. (cartina IGM), qui si traversa nuovamente verso nord rimanendo all'incirca sempre alla stessa quota; si traversa un fitto bosco di ontanelli, quasi impenetrabile... e si raggiunge un rudere nei pressi di un grosso larice caduto (riferimento per capire di essere nel posto giusto...), questa zona, sulla Mappa Rabbini era chiamata Giavina Borca, dopo il rudere si trova un sentiero che in breve conduce al prato e alla Baita dei Larzoi 1598 m. In una bella posizione, tra grossi larici (Larzoi = larici nel dialetto locale), sula Rabbini questa zona si chiamava Giavina Grossa.

 Un'altra possibilità per raggiungere i Larzoi, è quella di scendere direttamente dalla Colma Piana, bisogna però già conoscere la posizione dell'Alpe.

 Di fronte, in alto, si vede l'Alpe Nancino di sopra, vicina, ma allo stesso tempo lontana... si prosegue ancora seguendo all'inizio un sentierino che sale, dopo aver passato una piccola costruzione in sasso (forse era la sorgente, o un ricovero per il maiale...), poi la traccia scompare; si traversano un paio di canalini e si arriva all'evidente canale che scende dalla Punta Pozzolo, lo si sale per un tratto per poi passare sul versante opposto risalendo il ripido pendio erboso che porta all'Alpe Nancino di sopra 1687 m. posta su un bel poggio con vista sulla Colma Piana e la Valle dell'Ogliana.

 Dall'Alpe si raggiunge la panoramica cresta soprastante, dove ci sono due possibilità, scendere verso Nancino di Sotto seguendo appunto la cresta, (arrivati ad una giavina tenersi sulla destra); questo è consigliabile solo se si conosce già la zona sottostante, dove i sentieri sono in parte scomparsi.
 L'altra possibilità, più sicura, è quella di seguire le tracce di animali che risalgono il ripido pendio verso la Scala di Pozzolo, vicino a uno spuntone roccioso ben visibile da lontano; qui si scende su sentiero verso l'Alpe Pozzolo e poi a Beura.

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 - Loraccio, Selvanegra e dintorni :

 Percorso alla ricerca degli alpeggi più "dimenticati" della zona, ormai "inghiottiti" dal bosco... solamente Selvanegra è visibile da lontano, guardando dalla dorsale della quota 1195 m... si cammina cercando sentieri in buona parte scomparsi, da mettere in conto qualche difficoltà di orientamento e alcuni passaggi impegnativi. (Avvertenze...)

 La partenza è dall'Alpe Montusa, che si raggiunge su un buon sentiero partendo da Marzone e seguendo il percorso per Gallina alta e Vadione, al secondo bivio si scende a sinistra superando il torrente su un ponticello, poi risalendo il versante opposto si giunge all'Alpe Montusa.

 Un percorso alternativo e più lungo, segue il sentiero che, al primo bivio, scende a sinistra (segni di vernice rossa), segue un ripido costone fino al torrente che si supera su un vecchio ponte ancora in buone condizioni (NOTA : vedi più in basso nella pagina), si risale l'opposto versante giungendo a Solia dentro; poco dopo l'Alpe si sale direttamente nel bosco tra i muretti dei terrazzamenti, fino al sentiero che porta all'Alpe Flacera, poi si prosegue superando il canale e risaliti sul versante opposto si traversa (il sentiero qui è ormai scomparso), superando un paio di canalini ci si porta verso la dorsale di Montusa.

 Dall'Alpe Montusa si traversa verso est rimanendo alla stessa quota, arrivando a un canale che si supera su una cengia (passaggio obbligato), attrezzata con un cavo metallico, si traversa ancora fino ad arrivare a un pianoro con un rudere, è il Pianazzaccio 1020 m. sul bordo del pianoro, che precipita verso il torrente, bella vista sui canali che scendono dal versante di Ogliana.
 
 Per arrivare al torrente si scende prima nel bosco sulla destra, poi poggiando a sinistra si trova qualche traccia, una "scaletta" (passaggio obbligato), e si arriva, poggiando sempre a sinistra, alla piodata sopra il torrente; in seguito, verso destra, dove si trovano alcune tacche nella roccia, si arriva al rio (qui le iniziali D.M. incise sulla roccia).

 Si sale direttamente il ripido pendio opposto, più in alto sulla dorsale si trovano alcuni tratti con muretti, continuando sulla dorsale si arriva ai ruderi di Loraccio di sotto, salendo ancora ecco l'Alpe Loraccio ca. 1138 m. Qui un sentiero (scomparso), saliva alla soprastante Alpe Ogliana, (questo percorso è preferibile seguirlo eventualmente in discesa).

 Da Loraccio si prosegue a mezzacosta verso sud, arrivando all'Alpe La Motta (segnata ma non nominata sulle carte), a quota 1213 m. qui, volendo visitare anche Canton Arond, si continua verso sud e in breve si raggiunge l'Alpe Canton Arond 1151 m. vicino al canale che scende dalla zona dell'Alpe Corte (poco prima di arrivare all'Alpe, una traccia di sentiero sale nel bosco, probabilmente era il sentiero che saliva all'Alpe Corte).
 Da Canton Arond, un sentiero traversava il canale e scendeva verso l'Alpe Gallina traversando altri canali, il sentiero è in gran parte scomparso, e il percorso sembra, in apparenza, abbastanza difficoltoso...

 Ritornati all'Alpe La Motta si scende direttamente la piccola dorsale arrivando all'Alpe Selvanegra 1047 m. di fronte si vede la dorsale della quota 1195 m. sopra l'Alpe Flacera.
 Da Selvanegra si traversa verso sud, e scendendo si incontrano alcuni ruderi (Selvanegra di sotto), poi, ritrovando un buon sentiero, si arriva al torrente che scende dall'Alpe Corte, che si supera senza difficoltà, proseguendo a mezzacosta sull'opposto versante si raggiunge prima l'incrocio del sentiero che scende a Montusa, e poi il sentiero segnalato che porta a Marzone.

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 NOTA : Il vecchio ponte che supera il torrente per poi risalire a Solia dentro, non è più agibile... (Si può guadare il ruscello quando l'acqua non e troppo alta : sulla sx orografica una corda permette la salita/discesa 10 m a monte del ponte, sul lato dx si passa facilmente su una cengia).

 L'immagine sottostante è del giugno 2017 :

 Foto e testi © www.in-valgrande.it (E-mail)


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