Fornace in Val Loana

 Lungo il percorso che sale a Scaredi dalla Val Loana, poco dopo l'inizio della salita al termine del pianoro, si incontrano le caratteristiche costruzioni in sasso delle fornaci, una è stata recentemente restaurata, e sono stati posti in loco dei pannelli esplicativi.


 La presenza e l'attività di queste fornaci per la produzione della calce in Val Loana, è ben nota da tempo, si hanno notizie certe della loro presenza già nel 1600, e la calce prodotta veniva utilizzata probabilmente in gran parte della Val Vigezzo. (Non a caso, l'alpeggio presente nelle vicinanze si chiama Alpe Le Fornaci...).

 Sono sei le fornaci di cui si conosce la presenza in zona, in gran parte sono poco ormai poco riconoscibili, perché sepolte sotto terra.

 Ora, anche nell'ambito di un progetto di riscoperta e di valorizzazione degli antichi mestieri, c'è chi a pensato di riattivare le vecchie fornaci; Giuseppe Bergamaschi, con l'amico Remo Cavalli e altri volontari, hanno riportato in vita gli antichi (e faticosi) procedimenti per la produzione della calce, e non solo...

 Questo senza usare alcuna tecnologia di cui ora disponiamo, ma cercando di utilizzare le risorse di cui potevano disporre gli uomini di quel tempo lontano... e non è cosa sempre facile, perché non esistono manuali o istruzioni per queste lavorazioni; si tramandavano oralmente i "segreti" del mestiere, ma quando questa attività è cessata, e scomparsi gli ultimi artigiani, molto è stato dimenticato...


   - La Calce...

               Da lungo tempo usata nell'edilizia e, specialmente in passato, anche come disinfettante per gli ambienti (usata anche sulle piante) per il suo potere antisettico, la calce viene ricavata principalmente dal calcare, una roccia ricca di carbonato di calcio, e anche dal marmo che è presente in alta Val Loana; nella zona del Lago del Marmo, meta frequentata dagli escursionisti che si recano a Scaredi, sono evidenti gli affioramenti di marmo bianco saccaroide utilizzato per questo scopo.
       
 Il procedimento richiede una notevole quantità di legna, (qui non ci sono problemi per questo), preferibilmente di piccole dimensioni, perché permette di sviluppare un maggiore calore.

 I sassi vengono messi nella fornace, e riscaldati gradualmente fino a raggiungere una temperatura di circa 1000 °C, e questo deve continuare per circa 7 giorni... richiedendo quindi una costante alimentazione di legna e attenzione che la temperatura non scenda al di sotto degli 850 °C, il minimo per un buon risultato; in questa fase una reazione chimica libera anidride carbonica e porta alla formazione di ossido di calcio.

 Anche il raffreddamento deve avvenire in modo graduale, e alla fine si estraggono i sassi, che apparentemente non sembrano avere subito modificazioni, a parte il colore che diventa molto più chiaro, ma è soppesandoli che si nota la differenza, il materiale ha perso più del trenta per cento del peso.

 A questo punto per ottenere la calce definitiva (la calce spenta), occorre procedere appunto allo spegnimento, trasformando l'ossido in idrossido di calcio; questo avviene mediante l'aspersione (a pioggia) con acqua che innesca una violenta reazione producendo due effetti, la frantumazione dei blocchi e la trasformazione in calce in pasta (il "grassello"), e lo sviluppo di un notevole calore (oltre 120 °C), per effetto della rapida idratazione.

 Il prodotto così ottenuto, veniva anticamente conservato, anche per lungo tempo, in fosse scavate nel terreno.
 A causa dei lunghi tempi necessari per ottenere la calce, le carbonaie della Val Loana, venivano messe in funzione a rotazione, in modo da produrne la maggior quantità possibile.
 Le prove di "produzione" sono state effettuate utilizzando il piccolo forno costruito vicino alla grossa fornace restaurata.


 Un cortometraggio di Giuseppe Bergamaschi prodotto da Azzurra TV dal titolo "Dal marmo, alla calce, all'affresco" illustrante il procedimento di produzione della calce, e l'utilizzo della stessa nella realizzazione degli affreschi presenti in Val Vigezzo, è risultato uno dei vincitori della nona edizione del festiVal di Malescorto.

 

   - Il Ferro...

               Un'altra "produzione" con i metodi antichi che si è sperimentata, è quella del ferro, ottenuto sempre partendo da rocce adatte allo scopo, in questo caso quelle contenenti la pirite (disolfuro di ferro).

 Il procedimento, almeno nella parte iniziale, è simile a quello per ottenere la calce, però bisogna riscaldare la fornace ad una temperatura maggiore, sopra ai 1100 °C che con la sola legna non è possibile ottenere, allora si usa immettere del carbone di legna, che ha un maggior potere calorico.

 E anche il carbone, per rimanere fedeli e coerenti alla linea seguita nel far rivivere queste attività, è stato ottenuto come si faceva una volta, utilizzando le carbonaie.

 La carbonaia è stata costruita dal Signor Bergamaschi qui in Val Loana, e ha richiesta una settimana di tempo per ottenere il risultato desiderato... una settimana durante la quale Giuseppe ha "vissuto" vicino alla carbonaia, che, per la buona riuscita della trasformazione della legna in carbone, richiede una cura ed attenzione continua.

 Ma anche con il carbone la temperatura non riesce ad arrivare ai livelli necessari... e allora considerando la "tecnologia" presente nei tempi antichi, l'unica possibile soluzione è quella di immettere forzatamente aria all'interno del forno mediante un mantice.

 A questo punto i sassi inseriti nella fornace diventano prima incandescenti, di un bel colore rosso chiaro, poi, si "ammorbidiscono", c'è un inizio di fusione e compaiono alcune parti scure, che sono le scorie della lavorazione; continuando, la massa ferrosa si concentra riducendosi nelle dimensioni e contemporaneamente diventando più pesante.
 Si ottiene così una massa ferrosa informe pronta per un'ultima raffinazione e per la lavorazione finale, che dovrà avvenire necessariamente nella fucina di un fabbro.

 Anticamente non era possibile ottenere la fusione del ferro, perché non si riusciva ad arrivare alla temperatura necessaria che è di 1540 °C; si procedeva allora alla forgiatura, cioè scaldandolo ad una temperatura inferiore a quella di fusione, ma sufficiente a renderlo malleabile in modo da poter essere lavorato mediante martellatura per la produzione di utensili e altri manufatti.


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